Milano, 1806. A Porta Orientate si staglia, in legno e tela, un grandioso arco celebrativo, in onore delle nozze francesi del viceré appena nominato. Trasformato in struttura permanente, oggi lo conosciamo come Arco della Pace: una maestosa costruzione, dove architettura monumentale e costruzione coincidono. Lo osserviamo: racconta la storia di un’epoca, della dominazione francese e di quella austriaca in un momento particolare della storia lombarda. É opera di Luigi Cagnola, architetto milanese che grazie a questa struttura conosce il favore della committenza napoleonica. La sua architettura è l'esito di un avvicinamento profondo, ma insolito, alla progettazione. Cagnola è aristocratico esperto in materia legislativa, la cui grande cultura e conoscenza delle materie umanistiche lo inducono ad interessarsi di un mestiere estraneo al proprio e a dirigersi a Roma ad approfondire l'architettura e l'archeologia, e a Venezia, per studiare le architetture di Sansovino e Palladio. Esamina rovine greche e romane, rileva geometrie, annotando le proporzioni che regolano tali architetture. Tornato a Milano, disegna ipotesi per chiese, palazzi, ville, archi trionfali. In questo atlante di costruzioni possibili si concentrano architetture di ordini giganti, opera di un architetto autodidatta che nelle composizioni romane e greche, e cinquecentesche trova il proprio insegnamento. Ecco che ne vediamo il carattere nell'Arco della Pace: si erge sulla piazza, segna il luogo con la propria caratterizzante presenza; eppure, non c'è imponenza, non c'è pesantezza. La sua è un'architettura di volumi geometrici, che legandosi l'uno all'altro non hanno bisogno di alcuna decorazione superflua. Cagnola immagina strutture grandiose, ma lievi, in cui si vedono emergere tanto i segni della tradizione lombarda quanto i guizzi di immaginazione del nuovo ambiente architettonico. Cagnola continuerà anche durante la dominazione austriaca la propria attività a Milano, dove dal 1807 al 1833, anno della sua morte, farà parte della Commissione d'Ornato, arricchendo il panorama lombardo di una figura insolita, quanto imprescindibile, segno dei nuovi contenuti dell'Ottocento, di quel fervore di rinnovamento che richiama a sé questi protagonisti.

 

Luigi Cagnola
Milano 1762 - Inverigo 1833